Alpi Apuane – Garfagnana

Partire il giorno della festa della Repubblica (02 Giugno) quando cade di Venerdì e tutti fanno ponte è un po’ un azzardo, oltre che da partenza poco “intelligente”; non potevo però lasciare che qualche giorno in più rispetto ad un normale weekend si sprecasse in città. 
Avevo nel taschino da tempo l’itinerario per andare a visitare le “Alpi Apuane” (dopo le dolomiti lucane, ci stava!) ma un normale fine settimana sarebbe stato impossibile per cui allungo il ponte fino al lunedì 5 Giugno e tiro fuori 4 giorni pieni per godermi completamente la Garfagnana.
Subappennino Toscano avvolto nel “Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane“, a tutela dell’UNESCO.

« “Che sono quei monti?” chiesi molto incuriosito, quasi impaurito. “Sono le Alpi Apuane”, mi fu spiegato. Ammirai a lungo lo spettacolo inconsueto che mi faceva pensare, non so perché, alla creazione del mondo: terre ancora da plasmare che emergevano da un vuoto sconfinato, color dell’incendio. »
(Fosco Maraini[1])

Principalmente immersa nella provincia di Lucca la Garfagnana abbraccia un territorio vasto e diverso, ricco di bellezze naturali, di prodotti tipici da approfondire e di storia. Avevamo già un paio di indirizzi particolari su cui puntare e che volevamo conoscere di persona; si parte così diretti verso Lucca per risalire poi la vallata.

Era d’obbligo percorrere autostrada fino a Lucca, per accorciare i tempi e non perdere una giornata ma non avevo previsto che sulla Firenze-Pisa E76 (che ho percorso spesso ai tempi dell’università a Pisa) a causa del ponte del 02 Giugno tutti i fiorentini si sarebbero riversati sulla costa, pertanto dopo qualche minuto in cui ero completamente fermo decido di prendere la “Via Lucchese” da Montecatini Terme fino a Lucca. Il bello del camper è proprio questa libertà di muoversi scoprendo e perdendosi in percorsi alternativi, dove infatti trovo uno spaccio di prodotti tipici locali. Faccio scorta di ciò che poi si sarebbe trasformato in una merenda da far leccare le dita ad un hobbit della Contea”.

Salto Lucca che visiterò al ritorno e punto diretto verso “Ponte della Maddalena”, più conosciuto come “Ponte del Diavolo“, che attraversa il fiume Serchio.

Lascio il diavolo sul ponte e per bilanciare le potenze terrene e celesti vado a visitare il “Duomo di San Cristoforo” a Barga, un gioiello di paese, dove dal duomo si apprezza il panorama di tutto il paese e dei colli intorno la vallate.

Il centro storico di Barga è molto bello e pieno di ristorantini e altri locali tipici, trovo un’area di sosta comunale, dove passo la notte. Il giorno dopo mi sposto verso l’Eremo di Calomini, incastonato nella roccia ed immerso in una natura piacevolmente presente, la zona sembra ancora poco antropizzata per fortuna.
L’eremo nasce intorno all’XI sec. intorno ad una primitiva grotta che poi venne ampliata, c’è una sorgente di acqua buonissima.

Se cercate di raggiungere l’eremo salendo fino allo spiazzo in alto ed avete un mansardato abbandonate l’idea, lasciatelo giù e fatevi una camminata. Ci passereste anche (sempre che non sopraggiunga nessuno in senso contrario) ma gli alberi vi farebbero degli effetti naïf sul camper.
Scendo dall’eremo e continuo sulla stessa strada per raggiungere la “Grotta del Vento” su un percorso bellissimo.

Di fatto l’ingresso da dove inizia la visita della grotta sarebbe da dove i ragazzi che hanno scoperto la grotta sono usciti, l’ingresso originario sarebbe sulla cima della montagna. Dalla cima però si scende in grotta da uno sprofondo troppo impegnativo e pericoloso per far accedere i turisti; le bocche della grotta, ad altezze diverse, creano appunto questa corrente d’aria fortissima, da qui “grotta del vento”. La visita infatti avviene chiudendo l’ingresso per fermare il flusso d’aria che altrimenti risulterebbe troppo fastidioso; se posso dare un consiglio portatevi una felpa, anche d’estate. Finita la visita
riscendo tutta la SP39 e mi butto tra le montagne dell’altra vallata, per passare da paesini sul fronte apposto alle Alpi Apuane ma appartenenti ad altrettanto affascinanti luoghi. Parlo di posti come “Silico”, “Capraia” ecc. ora la domanda sarebbe d’obbligo: perché?
Perché uno degli indirizzi che avevamo per svolgere il nostro peregrinare enogastronomico interessava un’azienda agricola particolare, l'”Azienda Agricola Cerasa“, nella “Comunità Montana Garfagnana” e “Patrimonio Agricolo Forestale Regionale”. Voglio fare a cappello un’inciso, è dura arrivarci, stavo per girarmi quando ho visto un cane girare per boschi, presenza umana, perché c’è da attraversare solo boschi per arrivare all’azienda Cerasa ma non perdetevi d’animo insistete perché la strada tanto finisce appunto li.
Mi ripeto ancora, se avete un mezzo grande lasciate perdere, con un furgonato il percorso è fattibile.

Ho chiamato i proprietari telefonicamente più volte perché avevo sbagliato strada inizialmente, devo riconoscere che sono stati gentilissimi e pazienti.

Quando arrivi in un posto del genere devi mettere da parte tutto te stesso e far spazio al ricevere, a sintonizzarti con l’ambiente, lo capisci quando chiudi lo sportello e sei di fronte al Sig. Silenzio. E’ una sensazione tipica di quando si ci trova in zone di montagna e là dove trovi la dignità del duro lavoro, non è un posto turistico, sebbene offrano tutti i servizi necessari, è un posto dove apprezzarne il valore. Quest’azienda ha avuto un compito importantissimo in passato, insieme al Ministero per le Politiche Agricole e Forestali ed il Centro di Ovinicoltura di Castel del Monte (AQ), nel recupero della pecora garfagnina, autoctona di queste zone e quindi meno predisposta ad ammalarsi a queste quote. Il prodotto caseario, che ho avuto la fortuna di assaggiare sul posto perché offerto dagli squisiti proprietari, è veramente di eccellenza e particolarissimo.

http://www.cerasa.garfagnana.eu/azienda-agricola/degustazione-prodotti-tipici

Ovviamente ne ho acquistato una forma, offrono anche servizio ristorazione se preventivamente avvertiti e vi posso dire che da quello che ho percepito si deve mangiare molto bene. I prodotti sono no a km 0 ma a metri 0, andata a vedere il loro sito ma soprattutto andate a trovarli, anche per farvi una camminata in natura (quella vera ed incontaminata), io ci ritornerò!!
Queste sono le scoperte e gli incontri che danno un razionale al mio VAN-eggiare in camper, ognuno trova il suo modo di esprimersi in vacanza, il mio è quello di scoprire queste bellissime realtà che rendono la nostra penisola ricca (…e non mi riferisco alla ricchezza monetaria).
le coordinate dell’azienda sono 44.170296, 10.482277 ed il percorso per salire da Castelnuovo:

Comincia ad imbrunire nonostante giugno abbia parecchie ore di luce, scendo verso Castelnuovo di Garfagnana e trovo uno spiazzo vicino al campo sportivo molto comodo, dormo e mi risveglio circondato da camper 🙂

Vicino c’è il paese fantasma di “Fabbriche di Careggine” del XIII sec. creato da una colonia di fabbri di Brescia; fantasma nel senso che non lo vedi perché ricoperto dalle acque del lago artificiale di Vagli, formatosi per la costruzione della diga idroelettrica enel costruita nel ’47. Il paese, di 147 abitanti, venne fatto evacuare per costituire un bacino di 32 mln di m3 d’acqua. Non sperate di intravederlo perché dal ’47 ad oggi è riemerso solo 4 volte a causa dello svuotamento del bacino per manutenzione della diga.

Fabbriche di Careggine – Veduta
Di Robyfra1 di Wikipedia in italiano – Trasferito da it.wikipedia su Commons., Pubblico dominio, Collegamento

Fabbriche di careggine.jpg
Di NimueOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Da visitare una volta in loco il bellissimo borgo di Vagli di Sotto, a promontorio sulle limpide acque dell’omonimo lago.

Una volta a Vagli di Sotto non potete non salire fino all’altopiano di Campocatino a circa 1000 di altitudine, ai piedi del monte Roccandagia delle Alpi Apuane, un posto magico, semi abbandonato anch’esso ma ora ristrutturato e vivo di turismo. Le case, una volta usate come rifugio dai pastori durante il periodo dell’alpeggio ora sono un punto di fuga dal caos dei pochi fortunati possessori. Al centro dell’altopiano c’è una piccolissima chiesetta e proseguendo a piedi lungo il percorso CAI n.147 si arriva all’eremo  di San Viano.
Incontro un anziano che mi racconta di quando da piccolo per sfuggire ai nazisti giù a valle si rifugiarono nelle case dei pastori a Campocatino, che i nazisti ritennero covo dei partigiano per cui salirono su per mettere in atto quello che meglio sapevano fare, cioè lasciare terra bruciata. Per un lungo periodo restò abbandonato per poi iniziare negli anni ’60 la ristrutturazione dei “Caselli”, sotto il controllo rigido dell’ente parco che ne ha tutelato il territorio.

Da Campocatino taglio verso Gorfigliano per trovare ristoro dalle parti del Lago di Gramolazzo

Rinfrescati dalla pausa e messo in ordine il mezzo, prima che si faccia troppo tardi, ci dirigiamo verso la “Fortezza delle Verrucole“, arriviamo giusto alla chiusura per cui non ci fanno entrare, dopo esserci rotolati e sbattuto i piedi per terra e pianto come neonati otteniamo dai gentili e comprensibili ragazzi della cooperativa di poter entrare ma senza guida, solo per dare un’occhiata (pago il biglietto). La vista è affascinante:

C’è un comodo parcheggio giù prima della fortezza, il cammino non è molto impegnativo per salire su, inoltre si attraversa il borgo antico, molto carino. Consiglio di guardare gli orari d’apertura prima di imbattersi nella strada per la fortezza, per non farvi replicare il mio stesso errore vi lascio i riferimenti per visitarla (http://www.fortezzaverrucolearcheopark.it/orari.php).

Direi a questo punto che la vallata della garfagnana sia completa anche se da vedere ce n’è ancora per settimane.
Tiro lungo fino a Lucca per trovare un punto dove dormire e ammirare il giorno dopo lo splendore delle mura esterne, per perdermi nelle vie del centro, fino a Piazza Anfiteatro, per passare da sotto la torre con i giardini (Torre Guinigi). 

Lucca è una cittadina bellissima e ricchissima di cose da vedere, passiamo tutta la giornata in giro fino al pomeriggio, quando pensando al tragitto per ritornare a Roma ci si accende il pallino di passare da Volterra (è chiaro che di ritornare a casa proprio non ci va!)

Lascio qui di seguito il percorso più o meno fedele, perché il tragitto lo stabilisco prima e poi il mio essere anarchico fa un po’ come gli pare!!

Il link che segue invece è un doveroso richiamo alla tradizione enogastronomica garfagnina, per sottolineare quanto assaggiato in questo viaggio:
http://www.ingarfagnana.org/prodotti.php

Un Saluto a tutti i Viaggiatori
VAN-eggio

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