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Piatto doccia Camper

Il minimo comune denominatore dei problemi tra tutti i camper, van o qualunque altra forma vogliate dare al vostro veicolo ricreazionale è il piatto doccia. Tutti i piatti doccia assemblati in questi veicoli sono preformati in plastica, “plastichetta” più che altro e man mano che si va avanti negli anni con la produzione la “plastichetta” utilizzata si assottiglia sempre di più, per intenderci un piatto doccia di un Laika Ecovip degli anni ’90 durava 30 anni quello di un van del 2022 dura 2 anni ,sempre se non entri in bagno con i tacchi a spillo!
Ad aggravarne la già precaria condizione è l’assemblaggio, la maggior parte dei piatti doccia non poggiano perfettamente sul pavimento sottostante (forse per fare spazio alla piletta di scarico), questo fa si che ogni volta che si entra in bagno la plastica flette e con il passare del tempo, il caldo, il freddo e l’invecchiamento stesso della plastica il materiale si ingottisce, perde elasticità e inizia a screpolarsi, poi a creare delle proprie crepe finché non si lesiona del tutto con possibili fuoriuscite di acqua.
Questo era il mio prima di intervenire:

Sulle screpolature lungo il piatto di appoggio si può fare ben poco perché non è una singola crepa bensì piccole diverse screpolature, infatti premendole si nota come la plastica si separi e quindi permette infiltrazioni d’acqua. Per la lesione invece (quella che si intravede vicino la piletta) è importante non appena si nota un inizio effettuare un foro alla fine della lesione, per evitare che questa continui a camminare.
Prima di procedere ad un qualunque creativo ripristino è indispensabile correggere la causa delle screpolature, vale a dire eliminare lo spazio tra il piatto doccia ed il pavimento sottostante. L’unico sistema possibile, a parte smontare tutta la mobilia del bagno, è quello di usare una schiuma poliuteranica, effettuando dei fori sulla plastica e spararla sotto. Mentre per le lesioni vere e proprie ho preferito prima saldarle “meccanicamente” con delle graffette a caldo e poi usare una colla bicomponente che saldasse e coprisse i lembi.

La schiuma poliuretanica da usare non è quella che si usa generalmente in muratura per coprire le fessure, espanderebbe troppo e quasi sicuramente creerebbe una pancia al piatto doccia, innalzandola troppo con il rischio che si spacchi completamente. Io ho usato una schiuma della Saratoga per piatti doccia, che a differenza di quella universale ha un processo di espansione più controllato, si usa senza un primer (che altrimenti sarebbe stato impossibile passare sotto) e permette inoltre di ridurre la spinta sul piatto doccia in plastica, evitando l’insorgenza di crepe ed instabilità. E’ verniciabile, quello che fuoriesce dai fori si taglia facilmente con una spatola o taglierino, è inattaccabile da microorganismi, muffe, agenti chimici e solventi vai.
Quando si spara la schiuma nei fori è consigliabile effettuare delle pressioni sul piatto doccia in modo tale da farla espandere in modo uniforme non solo nella prossimità del foro. Ho preferito creare dei fori anche lungo i bordi rialzati in modo tale da dare alla plastica una certa stabilità.
PS: La Saratoga non mi paga (purtroppo)

 

Non contento della stabilità della schiuma, che dopo 24h era diventata di pietra, ho iniziato a pensare che col tempo e col peso la schiuma si sarebbe potuta appiattire, così ho leggermente scavato nei buchi da dove avevo inserito la schiuma e riempito il foro ed il “sottoforo” di plastica liquida bicomponente, così da creare come dei piedini rigidi a supporto della schiuma e della stabilità totale (pignoleria ingegneristica). Inoltre ho spalmato il bicomponente anche lungo le fessure del piatto. Finito di agire il tutto si da il via ad una buona scartavetrata generale, rigorosamente a mano perché la plastica è morbida ed una rotorbitale o similare surriscalda la plastica e si squaglia.

Ora qui siamo al nocciolo della questione, con cosa ripristino la superficie del piatto doccia?
Il problema numero uno è che è plastica, la prima idea era di rifare la superficie in vetroresina, sulla quale però non aderisce bene, infatti tutti suggeriscono di fare il lavoro da sotto ma io non volevo smontare tutto il bagno, avevo già comprato la stuoia fine di tessuto di vetro ma parlando con esperti tutti mi dicevano che col tempo si sarebbe staccata! 

Ho quindi pensato al Gelcoat, un prodotto nautico a base di resine poliesteri o epossidiche e colorabile con il RAL preferito. In pratica quella plastica rigida che riveste gli stampi delle barche e spesso la superficie esterna del camper. Purtroppo anche questo non aderisce alla plastica, quindi ho virato verso Membrapol, un prodotto eccezionale, nulla da dire ma il kit completo prevede:

  • MEMBRAPOL CAMPER PRIMER ALUMINIUM, confezione da 0,8+0,2 kg
  • MEMBRAPOL PU 30H, cartuccia da 310 ml (bianco o grigio va steso tra il Primer e il 260) 
  • MEMBRAPOL 260 CAMPER, confezione da 1 kg (bianco o grigio) 
  • MEMBRAPOL ANTI UV CAMPER, confezione da 1+0,2 kg
Oltre ad avere il kit il suo costo di € 170-180 prevede diversi passaggi così, visto che a breve avremmo dovuto rifare il tetto di un altro Eurocamp si parlava con il mio compagno di merende @Furgoneta Eurocamp di questa “nuova” vernice durissima e molto resistente “RAPTOR”, utilizzata di solito su mezzi offroad o addirittura agricoli proprio perché non si graffia facilmente ed è molto dura, crea una superficie a buccia d’arancia (che mi fa comodo come antiscivolo) con uno spessore di qualche mm, attacca alla plastica, sebbene abbia comunque usato un primer specifico spray per andare sul sicuro e in definitiva se non avesse avuto la sua efficacia avrei potuto sempre usare un Gelcoat o la vetroresina usando il Raptor come fondo e non più la plastica!

Per concludere il Raptor si è dimostrato un vero portento, molto più economico e facile da passare con un semplice rullo! Grattare bene la superficie, pulire con un antisiliconico, spray di primer e via con rullo, facilissimo. Ho dato 3 mani, la prima e la seconda molto grassa senza diluizione, la terza diluito al 10%. 

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Prima
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Prima
Dopo
Dopo

L’effetto di impermeabilizzazione è simile all’acqua sul polistirolo.

Grazie per essere saliti a bordo – Buona strada e buona manutenzione
VAN–eggio